EVO




























IDEAZIONE E COREOGRAFIA
GIULIANA URCIUOLI
PERFORMANCE

GIULIANA URCIUOLI 
PRODUZIONE
ZEBRA cultural zoo, UQBARTEATRO Video demo su Vimeo 

VIDEO INSTALLAZIONE
di Giuliana Urciuoli
e Fiorenzo Zancan
Video Installazione demo su Vimeo 

 
    

EVO è il sogno di una donna che si immerge nel mondo umido dell’inconscio dove incontrare immagini stratificate nella sua stessa memoria, nelle cellule del suo corpo, nella percezione di sé attraverso lo sguardo dell’altro.
Un corpo esposto, sospeso in uno spazio circolare, ristretto, il luogo di un sogno e della propria vulnerabilità che abbraccia la paura e la meraviglia, la fragilità e la forza di opporsi per non cadere.
Il luogo di un esperimento in cui uno sguardo esterno indaga, cercando un segreto.
Il luogo della visione, dell’essere osservata e dell’osservare, in un ambivalente gioco di potere.
Un rifugio, un confine, una nicchia nel tempo.


“Mi ritrovo in un’epoca, non è chiaro come vi sia arrivata, 

ma sono qui e qualcuno è sulle mie tracce, da molto tempo…”

Il centro della scena è occupato da una piattaforma a base circolare sorretta da uno stelo metallico montato su un sistema di molle. Il meccanismo fornisce una base perennemente instabile al corpo disteso e vestito di poche bende della performer che passando tra stati di quiete dondolante e improvvisi scatti energici cerca una sua posizione.

Incontriamo la scena come parte di un racconto dall'inizio perduto. La incontriamo così, senza sapere cosa sia successo prima. La donna è lì per sua volontà? Oppure qualcosa o qualcuno la trattiene? Dondola come in una culla, perduta nell'accadere lento della sua vicenda. Tuttavia le bende, il metallo della struttura, il corpo disteso sembrano richiamare qualcosa della costrizione, qualcosa dell'esperimento scientifico, del tavolo operatorio della medicina, del luogo dove il sapere sui corpi esercita la propria efficacia, amministrando nascita e morte in ambiente sterile. Ed è su questo tavolo che si sviluppa l'azione performativa, attraverso una serie di stadi che sembrano attraversare il tempo dalla nascita fino all'apertura degli occhi sul mondo, dall'indistinto fino alla presa di coscienza della posizione eretta dell'adulto. E tuttavia non tanto di coscienza individuale sembra parlarci questo lavoro, non tanto dell'essere uno, qualcuno, quanto piuttosto della coscienza di un destino, dell'essere più che uno: evoluzione in atto, specie umana, sostanza umana. Con quanto di vitale e drammatico questo comporta.

Il discorso procede come un linguaggio inconscio: per condensazione la performer porta in scena un’ambivalenza di ruoli e di esperienze: quella di chi nasce e quella di chi si fa strumento necessario di questo nascere, strumento spesso dato per scontato e ricoperto di luoghi comuni, come a celare il peso ingombrante dei corpi nei momenti di passaggio fondamentali dal non essere ancora all'essere, al non esserci più.


RESIDENZE COREOGRAFICHE:
- Choreoroam 2010, un progetto di residenze coreografiche sviluppato in sei nazioni europee, presso:
Opera Estate Festival Veneto (I),
The Place (UK),
Dansateliers (NL),
Dansescenen (DK),
Paso a 2 – Certamen Coreogràfico de Madrid (ES),
Dance Week Festival (HR).

-Bassano del Grappa - Opera Estate Festival Veneto – 10/17 aprile 2011



English

The place of a vision from where one look and is looked in an ambivalent power play.
A shelter, a border or a time recess. EVO is the dream of a woman who plunges in the wet world of unconscious and meets stratified images in her own memory, in the cells of her body and in the sense of self through the others' gaze. A body shown, suspended in a circular space, narrow, the place of a dream and of one's vulnerability which hugs the fright and astonishment, the fragility and the strength to stand opposite and not to fall. The place of an experiment into which an external gaze inquire looking for a secret.


“I find myself at an age, it's unclear how I get there...but I'm here and someone has been tracking my trail for such a long time...”

The center of the scene is taken up by a round platform supported by a metal stalk assembled on a system of springs. This mechanism supplies an incessantly precarious balanced base to the performer's body stretched out and dressed with a few sashes. The performer, who passes from a quiet swinging states through sudden and vigorous jerks, looks for her own position.

We see the first scene as part of a story with a lost beginning, without knowing what happened before. Is the woman there on her own will? Or is she held by someone or something? She rocks like in a crib, lost in the slow happening of the events. However the sashes, the metal structure and the laid body seem to recall something of constraint, of scientific experiment, of medical operating table, of the place where body knowledge is operative, managing birth and death in sterile enviroment. It's on this table that you see the action through a series of phases which perform the time from the birth to the eyes' opening on the world and from the unclear to the awareness of adults' stand upright. The perform seems however not to deal with the individual moral ethic or the fact of being someone rather it shows the awareness of fate and of being more than somebody, that is ongoing evolution, human being and essence. It therefore involves vital and drammatic energies.
The play goes on like an unconsious language where she stages compressed and ambivalent roles and experiences; the one of the soon-to-be-born baby and the one of whom is the essential instrument of the birth. An instrument often taken for granted and covered in fallacies as if it hides the cumbersome body weight in her essential transit moments from not being yet, being and not being anymore.


PERFORMANCE E VIDEO INSTALLAZIONE
fra le stanze e gli affreschi rinascimentali
di VILLA SESSO SCHIAVO
SANDRIGO (VICENZA)